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Squillano i bestseller
Articolo del 2007-06-21 n. 01
Riflettere sulla domanda che cos'è un romanzo? non è certo pratica recente, ma quando a "romanzo" uniamo la parola "cellulare", come sta avvenendo in Giappone, allora la domanda appare più lecita.
Mettiamola così: è una romanziera Naito Mika, 35 anni, un milione e mezzo di accessi in cinque mesi al link del sito per telefonia mobile che proponeva a puntate il suo "Raburinku" (Link d'amore) e da allora consacrata "regina del romanzo per cellulare", ma i cui libri non hanno mai visto la luce su carta stampata?
Il dibattito è aperto, ma i numeri di certo stanno dalla sua parte: oltre al numero dei suoi lettori, quello dei sei contratti in cui è attualmente impegnata, quelli delle case di produzione che chiedono di trarre sceneggiati televisivi e film dalle sue opere, e, non ultimi, quelli delle sue entrate.
Attenzione: non stiamo parlando di eBook, della possibilità di leggere on line scrittori affermati o emergenti, né di un semplice cambiamento di formato per quello che siamo abituati a conoscere come romanzo.
Siamo di fronte a qualcosa di più anarchico: chiunque può cimentarsi nell'impresa.
Sinka, 24 anni, non aveva mai messo due righe in fila in vita sua prima del giorno d'autunno del 2005 in cui, nelle pause del suo lavoro in una rivendita di macchine usate, inizia a battere sulla tastiera del cellulare e a inviare a un sito specializzato gli episodi del suo "Mata aitakute" (Ti vorrei incontrare ancora): storia (autobiografica) di uno studente delle medie che grazie a una coetanea piena di energia ritrova il gusto di vivere entrando a far parte di una rock band, per poi ripiombare nel buio in seguito alla morte della ragazza e... [...]
Quanto basta a farlo balzare in testa agli accessi, allertare un editore che ne farà uscire l'anno dopo la versione stampata, e vendere in due mesi più di 100 mila copie.
Stesso successo per Rin, 20 anni, studentessa, che il suo "Moshimo kimi ga" (Se un giorno tu) lo batte e lo spedisce dal suo telefonino in treno, e che ha superato le 400 centomila copie di quello che la fascetta dell'edizione cartacea definisce "La storia che ha fatto versare fiumi di lacrime alle liceali di tutto il Giappone".
Le case editrici, dopo un primo momento di disorientamento, stanno cercando di cogliere l'onda. Non c'è solo la possibilità di vedersi pubblicati scritti inviati ai siti per telefonia mobile (quello che ospitava Sinka vanta già 700 mila titoli, raddoppiati negli ultimi sei mesi).
Naito Mika, la regina del genere, non lavora in proprio, ma è un cavallo nella scuderia delle edizioni per cellulare della Shinch, uno degli editori più importanti del Giappone. Il responsabile, Nakamura Mutsumi la mette in questi termini: "Non è come in libreria. La maggioranza dei romanzi che proponiamo sono opera di sconosciuti. La partita non si gioca sulla notorietà dell'autore, ma sull'interesse che suscita la storia".
Regole severe: se nell'arco di tre settimane si registra un calo di oltre il 10 per cento degli accessi rispetto alla puntata precedente, la pubblicazione viene interrotta.
Su uno schermo si possono visualizzare tra 50 e cento ideogrammi. Tornare alla pagina precedente non è facile. Assolutamente vietati quindi i plot intricati: niente polizieschi, niente romanzi storici.
Massimo quattro protagonisti, parti descrittive appena tratteggiate, larghissimo uso di dialoghi. Steccati che funzionano anche a libro stampato: nella classifica dei dieci libri più venduti in Giappone l'anno scorso, ben quattro sono nati per cellulare. Come 'Koizora' (Cielo d'amore) di Mika, un milione e 200 mila copie, film omonimo in uscita il prossimo autunno.
O "Angeli dalle ali spezzate" di Yoshi, considerato il vero padre del genere: sette anni fa ha inaugurato la serie in quattro volumi di "Deep Love" e oggi vanta due milioni e mezzo di copie vendute, un film, due sceneggiati televisivi e incalcolabili trasposizioni in fumetto.
Tutto questo mentre i detrattori lamentano la povertà degli intrecci e lo stile infantile, e continuano a chiedersi se siano romanzi. Ma a chi accede per una cifra irrisoria al sito preferito in cerca di una storia con lo stesso gesto quotidiano con cui si controlla un email, sarebbe ingiusto negare lo "status di lettore".
Fonte: L'espresso
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